Adolescenza: genitori preoccupati e figli arrabbiati - Nella Stanza dello Psicologo
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Adolescenza: genitori preoccupati e figli arrabbiati

Cos’è l’Adolescenza ?

Siamo tutti d’accordo nell’affermare che  la maggiore età dell’individuo si raggiunge ai 18 anni ma la vera maturità arriva, per tutti, nello stesso momento?

L’adolescenza viene definita come una fase di passaggio, un periodo di transizione tra l’infanzia e l’età adulta in cui le difficoltà e i momenti di crisi che si presentano possono essere superati in modo costruttivo, apportando continue trasformazioni e squilibri al proprio Io.

Tutto cio’ che potrebbe accadere in questo momento della vita, ovvero attacchi d’ira, conflitto con i genitori, perturbazioni psicologiche, non devono essere ricondotti in maniera assoluta a una patologia.

 

 

Adolescenza come Crisi o Adolescenza come passaggio evolutivo?

Le teorie riguardanti la personalità in adolescenza si suddividono in modelli della discontinuità dello sviluppo dell’adolescente, interrotto da continue crisi adolescenziali e modelli della continuità dello sviluppo, inteso quest’ultimo come un processo senza alcuna interruzione o arresto evolutivo.

Al primo modello fa riferimento, tra i diversi autori, Anna Freud che sostiene l’importanza dei cambiamenti somatici della pubertà e i loro effetti sul piano psicologico.

«L’adolescente è impegnato in una lotta emozionale e ancora di più con estrema urgenza ed immediatezza. La sua libido è sul punto di distaccarsi dai genitori per investire nuovi oggetti. Un certo lutto per gli oggetti del passato è inevitabile; tali sono le “cotte”, le storie d’amore felici o infelici con adulti al di fuori della famiglia […] con poca o nessuna libido disponibile per investimenti».

Erikson, invece, parla di modello evolutivo psicosociale e, nello specifico, intende lo sviluppo come il prodotto dell’interazione di fattori biologici, psichici e sociali. Pertanto, l’identità finale dell’adolescente sarà una configurazione che si evolve nel tempo, attraverso la tappa cruciale dell’adolescenza: identità vs confusione di identità.

Secondo Winnicott, “L’adolescenza è una scoperta personale durante la quale ogni soggetto è impegnato in una esperienza: quella di vivere; in un problema: quello di esistere”. In tale prospettiva, Winnicott e altri autori si sono concentrati sul tema della perdita e del lutto da elaborare. Tali temi riguarderebbero il proprio corpo infantile che cambia e che non tornerà più come prima e la perdita dell’immagine infantile dei genitori. Il distacco dall’autorità genitoriale ed il senso di de-idealizzazione delle figure di riferimento fanno  vivere all’adolescente la perdita di quel legame protettivo, di dipendenza, nel quale poteva in ogni momento rifugiarsi da bambino.

Bowlby, infine, ipotizza che l’adolescente sia come combattuto tra bisogni di sicurezza legati all’ambiente familiare e desideri di un distacco dalle relazioni familiari e di sperimentazione autonoma. nel corso dell’adolescenza possono avvenire separazioni sempre più lunghe e frequenti, pur con periodiche riattivazioni dell’attaccamento ai genitori; durante tali separazioni l’adolescente mette alla prova le proprie capacità, ricerca nuove figure di attaccamento e confida sempre più sulle proprie competenze per organizzarsi autonomamente.

 

E’ possibile gestire la rabbia?

In questo periodo cosi’ particolare, che si chiama adolescenza, chi sembra soffrirne maggiormente sono i genitori dei ragazzi, i quali, in crisi e profondamente preoccupati, sembrano non riconoscere più il proprio figlio\a arrabbiato con se stesso, con gli altri e con il mondo intero e si chiedono “in cosa ho sbagliato?”.

In adolescenza, le richieste delle spinte biologiche e i relativi desideri legati alla sessualità e all’aggressività (come bisogno di conquista, di possesso, di affermazione) avanzano per raggiungere un appagamento e la mente dell’adolescente puo’ non essere ancora attrezzata per rispondere a tali esigenze interne e al contempo alle aumentate richieste ambientali. Pertanto, l’adolescente non riesce più a mantenere l’equilibrio precedentemente raggiunto. Egli ora non dipende più solo dai genitori e dagli insegnanti; sono ora diventati molto più importanti anche i segni di accettazione e di rifiuto da parte dei coetanei.

La rabbia è una delle sette emozioni di base, un’emozione universale che appartiene all’esperienza umana comune e condivisa a prescindere dall’età, dalla cultura e dall’etnia di appartenenza.

Puo’ essere considerata come un tentativo di trovare uno sbocco a tensioni ed energie che si sono accumulate dentro di noi fino a diventare intollerabili e ad aver bisogno di trovare una via d’uscita. Ma la rabbia è solo la punta dell’iceberg, poichè tende a mascherare le emozioni che vi sono dietro, come l’angoscia, la paura, la preoccupazione ecc… Pertanto, sarebbe opportuno lavorare sul riconoscimento delle emozioni e sull’adeguata manifestazione; è sempre più difficile, con i ragazzi di oggi, riuscire a sentire cio’ che si prova, darne un nome e verbalizzarlo.

Non esiste una ricetta precisa per gestire la rabbia, ma esistono degli spazi co-costruiti dall’adolescente e il terapeuta per poterne parlare, discutere e riflettere insieme.

Alcune tecniche “fai da te” per combattere la rabbia possono essere utili sull’immediato ma il problema potrebbe persistere. Pertanto, a mio avviso, è nella relazione con il terapeuta che si possono portare alla luce tali modalità, e allo stesso tempo rintracciarne la radice più profonda di tale dinamica.

 

Francesca Casamassima

3276514193

 

 

Per ulteriori approfondimenti

  • Ammaniti, M. (2002), Manuale di psicopatologia dell’adolescenza, Raffaello Cortina, Milano
  • Averill, J. R. (1983). Studies on anger and aggression: Implications for theories of emotion. American Psychologist, 38(11), 1145-1160.
  • Bowlby, J. (1988), A Secure Base: Parent-Child Attachment and Health Human Development., tr. it. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina, Milano 1989.
  • Erikson, E. (1968), Identity: Youth and Crisis, it. Gioventù e crisi di identità, Armando, Roma 1986.
  • Fornari, U. (1976-77), Il contributo della psicologia adleriana alla interpretazione della dissocialità minorile, Psicol. Indiv., 6-7: 110-114.
  • Marcoli A., Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili, Oscar Mondadori, 2009.
  • Plutchik, R. (1980). A general psychoevolutionary theory of emotion. In R. Plutchik & H. Kellerman (Eds.), Emotion: Theory, research, and experience, Volume 1: Theories of emotion (pp. 3–31). New York: Academic Press.
  • Simonelli, C. (2002), Psicologia dello sviluppo sessuale e affet Carocci, Roma.
  • Winnicott D. (1965), Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma, 1970.