Disturbo Da Alimentazione Incontrollata: Piacere o Ricerca di Conforto? - Nella Stanza dello Psicologo
15402
post-template-default,single,single-post,postid-15402,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-theme-ver-13.1.2,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive,elementor-default

Disturbo Da Alimentazione Incontrollata: Piacere o Ricerca di Conforto?

Il Disturbo da alimentazione incontrollata, chiamato anche Binge Eating Disorder (BED), è considerato un disturbo da abbuffata compulsiva che colpisce soprattutto preadolescenti, spesso bambini e dopo i 45 anni, sia uomini che donne, spesso in modo parallelo ad una profonda depressione.

Nell’ultima versione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-V), tale disturbo è considerato distinto dall’obesità e da altridisturbi alimentari.

 

Esiste una dignosi?

Criteri diagnostici del Binge Eating Disorder secondo il DSM V:

  1. Ricorrenti episodi di abbuffata. Un episodio di abbuffata è caratterizzato da entrambi i seguenti aspetti:
  2. Mangiare, in un determinato periodo di tempo (per es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.
  3. Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio ( per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  4. Gli episodi di abbuffata sono associati a tre o più dei seguenti aspetti:
  5. Mangiare molto più rapidamente del normale.
  6. Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni.
  7. Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente affamati.
  8. Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si stia mangiando.
  9. Sentirsi disgustati verso se stessi, depressi o molto in colpa dopo l’episodio.
  10. E’ presente un marcato disagio riguardo alle abbuffate.
  11. L’abbuffarsi si verifica, mediamente, almeno una volta a settimana per almeno 3 mesi.
  12. L’abbuffata non è associata alla messa in atto sistematica di condotte compensatorie inappropriate come nella Bulimia Nervosa, e non si verifica esclusivamente in corso di Bulimia Nervosa o Anoressia Nervosa.

 

Cosa si intende per abbuffate?

L’abbuffata puo’ essere considerata la caratteristica principale del Disturbo da alimentazione incontrollata. Tuttavia, l’episodio di abbuffata si riconosce per la particolare quantità e modalità di ingestione del cibo, dalla perdita di controllo, dalle implicazioni emotive e dalla frequenza degli episodi.

I cibi scelti per il rituale dell’abbuffata sono principalmente cibi grassi ad alto contenuto calorico, i famosi cibi ritenuti “proibiti”. Rispetto alla scelta di cibi dolci o salati, cio’ dipende dallo stato emotivo del paziente. Alcuni alimenti vengono considerati afrodisiaci mentre altri, come il cioccolato, sono molto studiati per le loro influenze sul tono dell’umore dal momento che cambiamenti emozionali positivi legati al piacere sensoriale sono stati documentati dopo aver mangiato cioccolato. Altri alimenti sono considerati, invece, fonte di conforto, un tentativo di compenso emozionale, che finisce paradossalmente per collegarsi più con il mantenimento piuttosto che con la cessazione di un umore disforico.

La seconda caratteristica dell’episodio di abbuffata è considerata la sensazione di perdita di controllo sull’alimentazione. I pazienti riferiscono di non essere capaci di controllarsi nei confronti del cibo che hanno dinanzi, entrando in una sorta di trance, continuando a mangiare sebbene non abbiano più la sensazione della fame ma un grande senso di pienezza.

Secondo alcuni studi, l’emozione che maggiormente precede un episodio di abbuffata è l’ansia, seguita da tristezza, solitudine, stanchezza e rabbia e infine dalla felicità. Invece, durante l’abbuffata, lo stato emotivo riportato dai pazienti risulta essere positivo, apportando una breve sensazione di sollievo. In seguito, emergono sensazioni spiacevoli, senso di colpa, disgusto per se stessi, vergogna e depressione. Infine, è stato osservato che anche la quantità è strettamente correlata allo stato emotivo del paziente: l’ansia porterebbe ad introdurre voracemente grandi quantità di cibo, la depressione spingerebbe, invece, a ricercare alimenti più particolari e in quantità minori.

 

Eziopatogenesi multifattoriale

I fattori di rischio e quelli scatentanti risultano ancora poco chiari e poco definiti, essendo il disturbo ad eziologia multifattoriale. Tuttavia, i dati della letteratura riportano alcuni fattori che sembrano coinvolti nell’insorgenza del disturbo da alimentazione incontrollata.

Tra i fattori psicologici predominano come fattori di rischio una valutazione di sè negativa, bassa autostima, un senso di inefficacia e inadeguatezza. Anche la tendenza all’impulsività e una particolare vulnerabilità emotiva associata ad un deficit della regolazione emozionale sono stati chiamati in causa.

Numerosi studi hanno fatto emergere la difficoltà dei pazienti DAI di riconoscere adeguatamente le proprie sensazioni corporee ed in particolara quelle della fame e della sazietà, nonchè la tendenza a descrivere con il termine fame bisogni, sensazioni o stati emotivi del tutto diversi tra di loro. E’ emerso che nei pazienti DAI vi sono tratti più o meno marcati di alessitimia. L’incapacità di identificare le proprie emozioni, di comunicarle in modo adeguato e di vivere le relazioni interpersonali in modo empatico comporterebbe, nel caso di queste persone, l’uso del corpo  come  luogo di manifestazione di queste emozioni e, nello specifico, il mangiare come la risposta di uno stato di tensione difficile da gestire ed esprimere.

Secondo Hild Bruch, la chiave di comprensione risiede nella modalità di interazione madre-bambino, e in particolare, nell’incapacità di alcune figure genitoriali di riconoscere i bisogni del bambino in modo adeguato. Il cibo, cosi’, diventerebbe il principale strumento per rispondere alle diverse esigenze infantili e il bambino, ricevendolo in modo del tutto indipendente dai suoi bisogni, diventerà da un lato incapace di riconoscere le proprie sensazioni di fame e sazietà, dall’altro ricorrerà passivamente al cibo ogniqualvolta provi sensazioni sgradevoli.

Studi dimostrano che alla base ci possono essere relazioni familiari disfunzionli con un alto livello di criticismo su peso, aspetto e alimentazione, elevate aspettative, scarsa affettività , basso contatto e inadeguato coinvolgimento genitoriale.

Infine, come per gli altri disturbi alimentari, nei pazienti DAI prevale la preoccupazione per la propria immagine e il proprio peso, l’insoddisfazione per l’aspetto del proprio corpo e il frequente ricorso a diete restrittive.

 

Riporto, a conclusione dell’articolo, una breve testimonianza di una donna che ha sofferto del disturbo da alimentazione incontrollata.

“Era tutto molto strano, mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo più, il viso, il collo, la pancia,i miei piedi, tutto era diventato più grande. Come era potuto succedere? Ho sempre amato mangiare, il cibo era uno dei miei più grandi piaceri, ma ad un certo punto è diventato il mio più grande nemico. Più mangiavo, più ingrassavo e la rabbia e il disprezzo  è difficile da spiegare. Poi, grazie ad un percorso di psicoterapia, scavando nel mio passato, sono riuscita a tirar fuori antichi dispiaceri e perdite che evidentemente non avevo ben elaborato. E’ difficile accettarsi per quello che si è, con pregi e soprattutto difetti, ma con un po’ di impegno anche questo è possibile. Grazie.”

Anna, 47 anni

 

 

Dott.ssa Francesca Casamassima

3276514193

 

 

Per ulteriori approfondimenti

-Bruch H,1973, Patologia del comportamento alimentare: obesità, anoressia mentale e personalità, Milano, Feltrinelli,1977;

-Clerici M, Albonetti S, Papa R, Penati G, Invernizzi G,1992, Alexithymia and obesity. Study of the impaired symbolic function by the Rorschach test, Psychother Psychosom, 57,3:88-93;

-Fairburn C.G. 2014. Vincere le abbuffate – _ Quando le emozioni diventano cibo. Psicoterapia cognitiva del beinge eating disorder. Raffaello Cortina;

-Dalla Ragione L, Pampanelli S, Prigionieri del cibo. Riconoscere e curare il disturbo da alimentazione incontrollata, Il Pensiero Scientifico;

-Masheb, R.M., & Grilo, C.M. (2006). Emotional overeating and its associations with eating disorder psychopathology among overweight patients with binge eating disorder. International Journal Eating Disorders, 39, 141–146;

-Match M, Dettmer D, (2006). Everyday mood and emotion after eating a chocolate bar or an apple. Appetite, Mar 17;

-Mussell MP, Bindford RB, Fulkerson JA, (2000). Eating Disorders: summary of risk factors, prevention programming and prevention research. The Counseling Psychologist; 28:764-96;

-Parker G, Parker B, Brotchie H, (2006). Mood state effects of chocolate. J. Affect Disord; 92 (2-3): 149-59;

-Pinaquy S, Chabrol H, Simon C et al. (2003). Emotional Eating, alexithymia and binge eating disorder in obese women. Obes Res; 11: 195-201;

-Spitzer, R.L., Yanovski, S., Wadden, T., Wing, R., Marcus, M.D., Stunkard, A., et al. (1993). Binge eating disorder: Its further validation in a multisite study. International Journal of Eating Disorders, 13 (2), 137-153,

-Todisco, P. Vinai P. (a cura di) La fame infinita. Manuale di diagnosi e terapia del disturbo da alimentazione incontrollata. Libreria Universitaria;

-Wegner KE, Smyth JM, Crosby RD et al. (2002), An evaluation of the relationship between mood and binge eating in the natural environment using ecological momentary assessment. Int. J Eat Disord; 32 (3): 352-61;

-Whiteside U, Chen E, Neighbors C et al. (2007). Difficulties regulating emotions: do binge eaters have fewer strategies to modulate and tolerate negative affect? Eat Behav; 8: 162-9.