Covid – 19, solitudine e mancanza di progettualità, cosa posso fare? - Nella Stanza dello Psicologo
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Covid – 19, solitudine e mancanza di progettualità, cosa posso fare?

Cosa sta accadendo in Italia?

Per la prima volta nella storia dell’Italia, lo Stato adotta misure molto restrittive per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID – 19. Così, tutti noi ci siamo ritrovati a dover cambiare in modo drastico le nostre abitudini per un tempo indeterminato.

Da un giorno all’altro ci è stato imposto di restare a casa, di uscire solo per comprovate esigenze lavorative o per motivi di salute. Al momento, non è possibile andare a scuola, frequentare le lezioni all’Università, fare una visita medica prenotata da tempo, incontrare un’amica per un caffè, uscire per una lunga passeggiata, festeggiare un’occasione importante al ristorante ecc. Ci è stato vietato di Vivere, di interagire con le persone a cui vogliamo bene, di limitare i nostri piaceri, ad esempio abbracciare, baciare, tenere per mano, viaggiare e anche fare shopping. Naturalmente,  il rispetto di tali regole, per senso civico, è fondamentale per evitare la diffusione del Coronavirus, ma quali sono gli effetti collaterali di natura psicologica sulle singole persone?

La Solitudine

Partiamo dal presupposto che le persone sono strutturate in modo da essere inevitabilmente e potentemente attratte l’una verso l’altra  e si legano in relazioni reciproche intense e durature. Infatti, ricerche sul periodo neonatale dimostrano che il neonato è programmato per essere sociale e che ciò non accade tramite l’apprendimento, il condizionamento o l’adattamento alla realtà. Il neonato è sin da subito attratto dalla relazione e quest’ultima non è un mezzo per raggiungere qualche altro scopo. Pertanto, possiamo immaginare quanto sia difficile, impegnativo e doloroso essere o sentirsi soli in questo preciso momento di isolamento.

Tuttavia,  la condizione di solitudine non è di per sé negativa. Essa ci può essere imposta dall’esterno, ma può essere anche desiderata, ricercata, un atto consapevole che consente di avere uno spazio tutto per se di riflessione e di ricerca interiore.

In questa circostanza eccezionale, siamo tutti costretti ad auto isolarci, a rimanere chiusi  nelle nostre case che possono trasformarsi facilmente in gabbie per tigri, in scatole chiuse senza via d’uscita. Allora, è in questa condizione non naturale che affrontando le nostre emozioni più profonde, come ad esempio l’angoscia, il senso di soffocamento, la paura per il futuro, l’abbandono totale fisico e mentale,  possiamo tentare di riconoscerle, gestirle e trasformarle in qualcosa di nuovo e più funzionale.

Mancanza di Progettualità

Prima del Covid – 19, la vita di noi tutti proseguiva, in qualche modo andava avanti tra soddisfazioni, famiglia, lavoro, piccoli momenti di gioia ma anche di insuccesso, però andava avanti.

Attualmente, sembra essere tutto fermo, i negozi sono chiusi, le strade sono desolate.  Viviamo come in una bolla, senza tempo, senza futuro e senza progetto. Per questo è importante creare un TEMPO personale tutto nuovo, strutturare le giornate e darci degli obiettivi giornalieri facili da realizzare.

Alcune testimonianze…

Anche se si può far fatica a mantenere una certa regolarità e abitudine, possiamo provare pian piano ad adattarci ad un ritmo più morbido ma altrettanto produttivo, considerando il momento “strano” che stiamo vivendo.

Vorrei concludere questo articolo condividendo alcuni pensieri di miei pazienti rispetto alla condizione di quarantena che stanno vivendo.

Seppure, gli effetti psicologici principali risultano essere dannosi per la singola persona, sembra che tale condizione sia vissuta in modo completamente diverso e puramente soggettivo, pertanto, non per forza in modo negativo.

A., 56 anni, commercialista : “Dottoressa per me è molto difficile rimanere in casa tutto il giorno. Lavoro tutte le mattine al computer e in più devo gestire mio figlio disabile dato che  il centro da lui frequentato è chiuso. In alcuni momenti mi capita di piangere e di essere arrabbiata, ma non so con chi, con chi dovrei  prendermela? spero finisca tutto il prima possibile…altrimenti impazzisco”.

L., 34 anni, commessa: “Al momento mi sento serena, non me lo sarei mai immaginata essendomi trovata da sola in casa. Le mie coinquiline hanno deciso di tornare a casa e io anche se ho avuto la possibilità ho pensato di rimanere e di prenderla come una sfida personale. Lo sa che inizia a piacermi? I tempi della giornata li decido io, faccio sport, cucino e studio. Mi sento molto più produttiva anche se i momenti di ansia ogni tanto compaiono, il mese di marzo non riceverò lo stipendio, sono un po’ preoccupata ma mi sto formando per essere pronta a tutto quando ripartirò…”.

F., 42 anni, architetto: “Si sto bene, i primi giorni sono stati molto pesanti. Li ho passati  davanti alla tv con i miei bimbi senza alcuno stimolo, in ansia e con un senso di spossatezza.. Poi non so cosa è successo, ad un certo punto mi sono svegliato, la mattina io e mia moglie decidiamo il programma della giornata per i nostri figli e poi inizio a lavorare in smart working…”.

La richiesta di un supporto psicologico è comunque un’opzione da prendere in considerazione quando le emozioni divengono insopportabili e ingestibili.

Dott.ssa Francesca Casamassima

Riceve su appuntamento a Roma e Grosseto

(+39) 327 6514193

dottoressacasamassima@gmail.com